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domenica 7 aprile 2019

La Voce degli Alberi

Ogni volta che entro in un bosco vengo assalita da una sensazione che contiene insieme l’ignoto e il familiare. Mi sento a casa e al contempo in un luogo sconosciuto che per istinto, però, mi attrae e risveglia in me memorie antiche, ancestrali, sommerse. Memorie che mi trasportano in contatto profondo con la natura. Sono quasi echi di un passato lontano e di un legame intimo, forse perduto e da ritrovare. 
Per questo ogni volta che ne ho l’occasione, non solo cerco queste memorie ma mi avvicino al mondo vegetale umanizzandolo, recuperando la naturalezza con cui da bambina abbracciavo gli alberi e parlavo con loro, allo stesso modo in cui aveva fatto Tiziano Terzani che, per spiegare al nipote che le piante hanno vita, aveva messo gli occhi a un albero. 
Un ribaltamento di punto di vista e una consapevolezza che oggi acquistano maggiore pregnanza grazie agli studi dello scienziato Stefano Mancuso che, con il laboratorio internazionale di neurobiologia vegetale, ha offerto una nuova prospettiva per guardare al mondo vegetale, una visione lontana dall’antropocentrismo. Mancuso ci aiuta a chiederci cosa sentono le piante. Ci dimostra che sono “intelligenti”, che hanno quindici sensi (dieci più di noi) e che, anche se non possiedono un cervello, godono di un’intelligenza distributiva che permette loro di comunicare dalle radici alla chioma e viceversa, ma anche da una radice all’altra e da una foglia all’altra. 




Quando ho scoperto che nel bosco di Piegaro, in provincia di Perugia, era stato avviato un esperimento dal nome Tree Talker in cui scienziati, ricercatori e dottori forestali si mettevano in ascolto degli alberi, ho acquistato un paio di scarpe adatte per camminare nel fango, ho contattato gli sviluppatori del progetto e ho raggiunto l’area dove sul tronco di 36 esemplari sono stati collocati dei sensori capaci di rivelarci lo stato di salute della pianta.
Sono partita per Piegaro per incontrare questi alberi e per sentite la loro voce che grazie all’esperimento Tree Talker ci arriva concreta e sapiente, astratta ma evocativa. La loro è una lingua nuova ma familiare, una lingua speciale, forse quella del futuro. Una lingua che contiene i dati necessari agli studiosi per capire quanto le piante risentano del riscaldamento globale. 
Le piante sono sentinelle nella lotta contro il cambiamento climatico perché ci comunicano la fragilità degli ecosistemi in cui crescono e ci ricordano che mentre loro possono vivere senza noi uomini, noi senza di loro ci estingueremo in breve tempo. Ce lo spiega bene il dottore forestale Antonio Brunori, segretario generale del Pefc Italia, una ong che si occupa di gestione sostenibile delle foreste e delle sue filiere che, insieme al Centro Euro Mediterraneo sui cambiamenti climatici, sta sviluppando il progetto Tree Talker.
Con Antonio Brunori, protagonista dell’audio-documentario La voce degli alberi in onda per Tre Soldi su RaiRadio3 dall'8 al 12 aprile 2019, ascoltiamo le prime elaborazioni sonore dell’esperimento (Podcast)
Quello che i ricercatori analizzano è una sorta di elettrocardiogramma acustico. Il loro lavoro consiste nel trasformare in impulsi sonori i dati che la pianta invia al server dell’esperimento grazie ai sensori collocati sul tronco, dati che riguardano il carbonio assorbito, la crescita in diametro, la condizione delle foglie e i flussi d’acqua. 
L’effetto è sbalorditivo. Ascoltare la voce degli alberi che soffrono di fronte alla bellezza suprema della natura, all’umiltà del seme e alla modestia delle piante può aiutare in quella difficile pratica per l’essere umano che è il ridimensionamento del proprio Ego e, al contempo, riportare alla memoria quella malinconia che Anna Maria Ortese definiva albale, quel “vivere all’alba”, in un mondo originario dove ancora era intatta “la speranza del futuro”. 

#1 - (8 aprile) – L’ingresso nel bosco di Piegaro con il dottore forestale Antonio Brunori e gli zoologi Cristiano Spilinga ed Emi Petruzzi dello studio naturalistico Hyla
#2 - (9 aprile) – I sensori dell’esperimento Tree Talker e le risonanze degli studi del musicista e compositore Federico Ortica 
#3 - (11 aprile) – Gli animali che abitano il bosco di Piegaro
#4 - (12 aprile) – La voce degli alberi: i primi risultati dell’esperimento Tree Talker




martedì 7 novembre 2017

Sono stata anch'io una figlia ribelle

C’è un momento nella vita dei figli in cui è quasi inevitabile la ribellione e lo scontro con i genitori. Questa ribellione parte quasi sempre dal desiderio di essere liberi e di affermarsi. Può affiorare in forma di battaglia con litigi, a volte duri, e magari con fughe, o svilupparsi negli anni come una lunga riflessione che non sfocia in azioni infuocate, né in gesti eclatanti. 
Ognuno ha il suo modo e i suoi tempi per disubbidire, per ribaltare o per trasgredire i modelli familiari, così come ognuno, prima o poi, trova la sua strada e si lascia alle spalle le scelte, i gesti e le aspirazioni dei genitori e parte per inventarsi una vita. 
Anch’io ricordo che sin dagli anni del liceo sentivo il bisogno di essere libera di scegliere cosa fare, dove andare, con chi stare e cosa indossare e invece degli eleganti vestitini consigliati da mia mamma, preferivo eccentriche minigonne, pantaloni a zampa di elefante o vestirmi integralmente di nero con ciondoli a croce o di bianco con merletti, per seguire le orme della cantante Madonna. E ho faticato per svelare la mia identità e per trovare il coraggio per rompere la catena del modello femminile tramandato nella mia famiglia per generazioni. 

A distanza di anni dalla mia ‘ribellione’, mi sono chiesta quali siano i gesti, le scelte, le motivazioni dei ragazzi e delle ragazze di oggi e sono andata a parlare con loro. 
Ho incontrato tanti giovani molto diversi tra loro, cresciuti nella nuova Italia, quella globale, meticcia e delle pluriappartenenze. I loro racconti mi confermano quanto nel rapporto tra genitori e figli la ribellione sia una tappa necessaria per chi cresce, ma anche che la grande sfida della comunicazione intergenerazionale stia nel trovare una lingua comune per conoscersi e per capirsi. 
Nell’audio-documentario realizzato per Tre Soldi, L’età ribelle, in onda su RadioRai3 (ore 19.50), ascolteremo le storie di quattro figli ribelli della nostra epoca (qui i podcast) .




#1 – 7 novembre - Sara è nata a Damasco nel 1995, ma ha vissuto i primi dieci anni di vita tra l’Italia e la Siria per poi trasferirsi a Roma. Studia all’università Scienze politiche, lavora come attrice e partecipa al dibattito pubblico sui problemi del mondo arabo. 

#2 – 9 novembre - Daniele è nato a Ostia in una famiglia cinese. Ha 27 anni, una moglie e due bambini. Lavora nel ristorante di famiglia. 

#3 – 16 novembre - Nav è nata in India nel 1990, a Dheem, un piccolo villaggio a nord del paese. Vive in Italia da 15 anni. E’ diplomata in lingue, studia recitazione e scrive per il teatro. 

#4 – 17 novembre - Omar ha 34 anni. È nato in India, a Ernakulam, in Kerala, e all’età di due anni è arrivato in Italia, a Milano, per andare a vivere con la famiglia di origine pugliese che l’ha adottato. Fa l’istruttore di sub.